Il Ratafià di Andorno un liquore dal fascino unico
Il Ratafià di Andorno è un liquore piemontese unico e dolce.
Continuo il mio percorso virtuale tra i sapori del Cammino di Oropa.
È una rete di percorsi — dalla Serra al Canavese fino al Valdostano — che partono dalla pianura e, tappa dopo tappa, ti portano verso le montagne, cambiando ritmo e paesaggio.
Dopo il riso in cagnone, questa volta mi fermo su un buon liquore che ho assaggiato — alla sera, trasgredendo alle regole che mi sono imposto.
Di solito non ho l’abitudine di bere alcolici. Ma quando sei in cammino cambia tutto. Dopo tanto movimento, mi sono concesso un piccolo strappo: un liquore.
Ad Oropa, al bar proprio nei pressi del Santuario, ho assaggiato un liquore locale: il Ratafià.
Il Ratafià di Andorno è un liquore tipico piemontese. Viene prodotto dal liquorificio Giovanni Rapa, che da generazioni porta avanti la ricetta.
Il nome deriva dal piemontese “rata fià”, cioè “gratta fiato”. È una definizione che rende bene la sensazione: dolce, ma con quel calore che resta in gola.
Si prepara con succo di ciliegie nere, zucchero e aromi naturali. Il risultato è un liquore profumato, morbido, facile da bere anche per chi, come me, non è abituato.
Nasce ad Andorno Micca, in provincia di Biella. Qui, nell’Ottocento, Giovanni Rapa mise a punto la ricetta che ancora oggi viene utilizzata. Il nome Ratafià Rapa è rimasto legato a questa produzione.
La storia è ancora più indietro. Il Ratafià veniva usato per chiudere accordi o festeggiare momenti importanti. Si dice che si pronunciasse la frase latina “et sic rata fiat”, cioè “così sia ratificato”. Da lì il nome.
Nel tempo si è diffuso in varie zone, ma è diffuso prevalentemente in Piemonte.
Che sapore ha il Ratafià?
È dolce, ma non stucchevole. La ciliegia nera si sente subito, ma resta piacevole. C’è una morbidezza che lo rende facile da bere, anche per chi di solito non beve liquori.
Quello che rimane è soprattutto la sensazione: caldo, profumato, persistente.
Quando e come si beve?
È un liquore versatile. Puoi berlo liscio, a temperatura ambiente o leggermente fresco, dopo i pasti.
Ma lungo il cammino non ci sono regole rigide. Io l’ho bevuto alla sera, dopo la tappa.
Sta bene anche con i dolci semplici della zona, oppure da solo, senza accompagnamento.
Alla fine, più che il modo giusto di berlo, conta il momento in cui lo bevi.
Io, per chiudere una cena, l’ho assaggiato insieme ai torcetti: un abbinamento delizioso.