Esplora la magica zona umida Ariscianne-Boccadoro
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La Vasca di Boccadoro è un bacino d’acqua sulla costa a nord di Trani, al confine con Barletta. Fu realizzata nel 1820 all’interno di un progetto più ampio legato all’approvvigionamento idrico della città, in un’epoca in cui molte realtà del Sud cercavano soluzioni locali prima delle grandi infrastrutture acquedottistiche. L’idea era di raccogliere e rendere disponibile acqua sorgiva. Non funzionò. La salinità era troppo elevata e il sistema venne presto abbandonato.
Da quel momento è successo qualcosa di più interessante del progetto originario. Senza interventi invasivi, l’area si è trasformata spontaneamente in una zona umida. Oggi la vasca è parte di un sistema più ampio, noto come area Ariscianne–Boccadoro, che funziona come corridoio ecologico tra Trani e Barletta. Non è un parco “costruito”, ma un ambiente di transizione tra mare, canneti e vegetazione spontanea.
Ci sono arrivato durante una vacanza estiva a Trani. Alloggiavo in un B&B nel centro storico, completamente ZTL, quindi avevo lasciato l’auto al parcheggio gratuito di piazza Re Manfredi, accanto alla Cattedrale, e mi ero mosso sempre a piedi. In realtà Trani si visita così: Castello Svevo, porto, quartiere ebraico e villa comunale sono tutti a distanza ravvicinata.
Proprio uscendo dalla Basilica notai un cartello che indicava la Vasca di Boccadoro. Non avevo voglia di riprendere l’auto, anche se in macchina si arriva in circa 10 minuti seguendo il lungomare verso Barletta o la SS16 (uscita Boccadoro). La giornata era luminosa ma non troppo calda e ho iniziato a valutare le alternative: a piedi sono circa 4 km (45–50 minuti), mentre in bici il percorso è più piacevole perché segue il litorale.
Ho scelto la bicicletta. In piazza Duomo è segnalata una stazione di bike sharing a pochi metri dal Castello Svevo, e da lì ho preso una bici elettrica. Il servizio è gestito tramite app (VAIMOO): si scarica, si inserisce il metodo di pagamento e si sblocca la bici con il QR code. Il costo è a tempo (0,10 € al minuto) e non ci sono costi di sblocco. Per chiudere il noleggio bisogna riportare la bici in una delle stazioni e terminare la corsa dall’app.
Il percorso è facile, sia pur non sempre ben segnalato. In alcuni tratti ho dovuto orientarmi un po’ a intuito, soprattutto avvicinandomi alla zona naturale. La pista ciclabile però aiuta: dal centro costeggia il mare con una corsia dedicata e rende il tragitto lineare. Questo tratto coincide con la direttrice della Ciclovia Adriatica e con la litoranea della Via Francigena del Sud, quindi non è raro incontrare cicloturisti o camminatori di passaggio.
Lungo il percorso ci sono diversi accessi al mare, piccole insenature raggiungibili tramite scalette. Con il costume sarebbe stato facile fermarsi per un bagno, ma ho proseguito. Superata la parte urbana, la ciclabile diventa sterrata e l’ambiente cambia rapidamente.
Arrivato alla Vasca, la sensazione è diversa rispetto al resto del lungomare. Non è un posto “costruito” per essere visitato. In passato ci sono stati tentativi di sistemazione (cartellonistica, piccoli servizi, percorsi), ma oggi prevale un aspetto più spontaneo e, in alcuni punti, disordinato.
Dal punto di vista naturalistico, però, il luogo ha un valore reale. È una zona umida costiera e, se ci si ferma in silenzio, si capisce subito perché attiri appassionati di birdwatching. Si possono osservare aironi cenerini e bianchi, garzette, folaghe, martin pescatori e, nei periodi giusti, specie più elusive come il tarabuso. L’ambiente è vivo anche a livello più piccolo: anfibi, insetti, suoni continui tra acqua e canneti.
All’inizio ho avuto qualche dubbio ad addentrarmi tra la vegetazione più fitta. Non per la natura, ma per l’atmosfera un po’ isolata. È giusto dirlo: l’area ha una doppia anima. Di giorno può essere un’oasi tranquilla, ma negli ultimi tempi non sono mancate segnalazioni di degrado e frequentazioni poco rassicuranti. Il consiglio è di andarci di giorno, evitare le ore notturne.
Dopo aver visto Trani — la sua Cattedrale, i musei, persino l’atmosfera del Tango Festival — qui mi è rimasto soprattutto il silenzio: quello di una natura più autentica.