Ciclovia Adriatica in Puglia: da Lesina a Manfredonia
Tra canyon, tratti ferroviari riconvertiti e borghi, un itinerario nell’entroterra pugliese con servizi ancora da sviluppare
La prima volta che ho pedalato sulla Ciclovia Adriatica tra Lesina e Manfredonia, la cosa che mi ha sorpreso di più è stata proprio l’assenza del mare. Quando si pensa alla Puglia, e soprattutto al Gargano in estate, vengono quasi spontaneamente in mente la costa e le spiagge. Qui, invece, l’acqua fa da cornice all’inizio e alla fine del percorso, mentre nel tratto centrale domina un paesaggio roccioso e aspro.
Alla partenza si costeggia il Lago di Lesina, un lago salmastro separato dal mare da una sottile fascia di terra. Poco dopo, però, la ciclovia si allontana dalla costa e punta verso l’entroterra, seguendo per alcuni tratti il percorso di una vecchia ferrovia dismessa. Si attraversano così il Tavoliere e le zone interne della provincia di Foggia, tra pianure, rilievi, roccia e lunghi tratti immersi nel silenzio.
L’Adriatico torna protagonista soltanto alla fine, quando il percorso scende verso il Golfo di Manfredonia. È proprio questo contrasto a rendere particolare il viaggio: si parte con l’acqua, la si lascia alle spalle per molti chilometri attraversando una Puglia interna molto diversa da quella delle località balneari, e la si ritrova all’arrivo.
Il percorso, tra tratti panoramici e criticità
Il percorso attraversa otto comuni della provincia di Foggia. Il fondo della pista è prevalentemente liscio e compatto e rende la pedalata piacevole.
La parte più caratteristica è tra Apricena e San Marco in Lamis, dove la ciclovia attraversa un piccolo canyon. Lo avevo già visto su Instagram, ma dal vivo è tutta un'altra cosa: non mi aspettavo di trovare un paesaggio così aspro; sembrava di pedalare in un film western.
L'ho attraversato lentamente, complice il caldo ma anche qualche deviazione fatta apposta lungo il tragitto. Amando i borghi antichi, mi sono fermato nel centro storico di San Marco in Lamis, caratterizzato da antichi rioni medievali.
Con l'esperienza fatta, per godersi davvero questo tratto sceglierei ottobre, quando le temperature sono più adatte a pedalare e fermarsi lungo il percorso. Conviene comunque portarsi una borraccia extra: l’acqua potabile si trova principalmente nei centri abitati attraversati dal percorso, mentre lungo i tratti più isolati le fontanelle sono rare.
Il percorso presenta alcune criticità. La prima riguarda il completamento del tracciato: il collegamento fino a Manfredonia non è ancora ultimato.
Inoltre, nei tratti già percorribili, si incontrano talvolta ostacoli sul tracciato, dovuti più ad atti vandalici che a carenze di manutenzione.
Ma la questione più importante, a mio avviso, va oltre lo stato del percorso. Manca ancora una vera integrazione con i territori circostanti. La ciclovia attraversa o sfiora diversi centri della Capitanata, ma non sempre chi pedala trova servizi che lo aiutino a fermarsi, lasciare la bicicletta e continuare a scoprire il territorio.
Per capire quale potrebbe essere l’evoluzione futura della Ciclovia Adriatica, può essere utile guardare a un’esperienza molto diversa ma ormai consolidata come il Cammino di Santiago. Lì il percorso non rappresenta soltanto il tragitto da seguire: intorno al viaggio si è sviluppato nel tempo un sistema di strutture ricettive, ristorazione, servizi e attività accessibili anche a chi viaggia con un budget contenuto.
Qualche servizio dedicato al cicloturismo, comunque, è già disponibile. Esistono ad esempio formule che prevedono il trasporto dei bagagli da una tappa all’altra, permettendo di pedalare senza portare tutto con sé sulla bicicletta. È un primo elemento che può rendere più semplice affrontare la Ciclovia in più giorni e trasformarla da semplice percorso ciclabile in una vera esperienza di viaggio.