Avventura al Bivacco Pasqualetti a 3290 metri

Scopri l'emozione di un'avventura al Bivacco Pasqualetti a 3290 metri.

Avventura al Bivacco Pasqualetti a 3290 metri

Ho spesso vissuto la Valle d’Aosta scegliendo le comodità: alberghi comodi, strade facili, rientri serali al caldo dopo una giornata all’aria aperta. Eppure, da tempo, c’è qualcosa che mi incuriosisce. L’idea di una sfida, semplice ma autentica, lontana dalle abitudini a cui sono abituato. O almeno da quelle a cui sono abituato da quando sono sposato 😅.

Voglio allenarmi con un obiettivo preciso, prepararmi con calma e provare — un giorno — ad arrivare fino al Bivacco Pasqualetti.

Per intenderci si trova qui:

Vedo tante foto su Instagram: immagini essenziali, capaci di evocare più sensazioni che parole. Guardandole, cerco di immaginare cosa si possa provare ad accettare una sfida del genere: la fatica della salita, il peso dello zaino, il senso di isolamento e, allo stesso tempo, di libertà totale.

Mi sto informando molto, ma di nascosto da mia moglie: sono abbastanza sicuro che non condividerebbe l’idea di una sfida simile — soprattutto alla mia età.

Mi sto informando molto, ma di nascosto da mia moglie: sono abbastanza sicuro che non condividerebbe l'idea di una sfida simile — soprattutto alla mia età.

Il bivacco si trova sulla cresta del Morion, a 3290 metri di quota, in Valpelline. È uno di quei posti che esistono per gli alpinisti veri, quelli che cercano le vie dimenticate, gli itinerari che richiedono impegno serio. La cresta divide la Valle di Ollomont da quella di Bionaz ed è un susseguirsi di guglie e passaggi esposti tra i 3000 e i 3500 metri. Non è roba da tutti i giorni.

Per arrivarci servono circa 5-6 ore dal rifugio Crête Sèche o dal bivacco Regondi. L'itinerario è classificato AD+/D-, con tratti di ghiacciaio, misto e roccia. Non è una passeggiata: si alternano passaggi su roccia buona ad altri su terreno mobile e precario, sempre con esposizione notevole. Leggere queste cose mi fa un po' tremare le gambe, ma anche venire voglia di provarci davvero.

Quello che mi ha colpito di più è la storia dietro al bivacco. È nato dall'iniziativa delle guide alpine locali, che volevano riportare l'attenzione su questi itinerari dimenticati. Lungo la catena del Morion si sviluppano percorsi straordinari, come la lunga traversata dal colle del Mont Gelé fino al Monte Berrio, ma sono in pochissimi a frequentarli ancora.

Oggi questi itinerari richiedono almeno due o tre giorni, a seconda della velocità della cordata. Il bivacco Pasqualetti permette di spezzare il lungo attraversamento della cresta, che si sviluppa da nord-est verso sud-ovest. È posizionato strategicamente a circa un quarto della traversata integrale, sulla sella tra Punta Gaia e la Becca Crevaye, quella con il caratteristico buco nella roccia.

Il progetto ha incontrato il desiderio dei coniugi Pasqualetti di Cascina, vicino a Pisa, che volevano dedicare un bivacco al figlio Luca, grande appassionato di montagna, scomparso sulle Alpi Apuane nel maggio del 2014. Questa cosa mi ha toccato particolarmente: un padre e una madre che trasformano il dolore in qualcosa di concreto, un rifugio che può salvare vite e regalare momenti indimenticabili ad altri.

Il bivacco è stato pensato proprio per incentivare un alpinismo di nicchia, per chi cerca luoghi selvaggi e solitari, consapevole dell'impegno che l'alta quota richiede. La posizione è stata scelta anche per valorizzare il lavoro delle guide alpine locali: l'itinerario per raggiungerlo è così impegnativo che spesso è necessario affidarsi a un professionista. L'intero progetto punta a creare microeconomie locali, mettendo in rete guide, rifugi e strutture ricettive del territorio.

La costruzione è stata una sfida incredibile. Realizzare una struttura a 3290 metri, capace di resistere a temperature sotto i -20°C e venti fino a 200 km/h, non è cosa semplice. Ogni componente è stato dimensionato per essere trasportabile, l'intera struttura è prefabbricata e assemblabile in quattro parti per minimizzare i voli in elicottero. Il bivacco è completamente reversibile: poggia su fondazioni non permanenti ancorate alla roccia, senza calcestruzzo, tutto montato a secco. Se un giorno dovesse essere rimosso, non lascerebbe traccia.

La forma ricorda una capanna a due falde, con rivestimento grigio in alluminio che si integra con le rocce metamorfiche circostanti. All'interno c'è spazio per 8 persone: una zona giorno con tavolo e sgabelli, arredi per zaini e attrezzatura, e una zona notte con due pianali e materassi. Una grande finestra panoramica si apre a est, verso la Becca di Luseney, il Monte Rosa e il Cervino. Dev'essere uno spettacolo incredibile svegliarsi lì dentro.

Dal bivacco la vista spazia sul Mont Vélan, sul Grand Combin, sul Cervino, sui gruppi del Rosa e del Bianco, sul Vallese e su tutte le montagne della Valle d'Aosta meridionale. Un panorama che pochi hanno il privilegio di vedere, proprio per l'isolamento e la difficoltà di accesso che caratterizzano questi luoghi.

La storia alpinistica della cresta del Morion è affascinante. Fu esplorata tra Ottocento e Novecento da alpinisti inglesi e valdostani. Il Morion Centrale fu conquistato il 18 agosto 1891 da Fredrick Baker-Gabb con le guide Clemens e Zurbriggen. La prima traversata integrale fu compiuta nel settembre 1943 da Alessandro Miotti e Toni Gobbi, mentre la prima invernale integrale è del marzo 2012.

Quello che mi affascina è l'idea di un luogo così essenziale, costruito con generosità e caparbietà da volontari che hanno superato difficoltà enormi. Non è un rifugio di lusso, è un guscio protettivo in mezzo al nulla, pensato per chi vuole davvero mettersi alla prova.

So che la strada è lunga. Devo allenarmi seriamente, forse prendere lezioni con una guida alpina, imparare tecniche che non conosco. Ma l'idea di arrivare lassù, di aprire quella porta e guardare fuori da quella finestra, mi spinge a provarci. Anche se mia moglie, quando lo scoprirà, probabilmente non sarà entusiasta.

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